CREARE UNA BUONA RELAZIONE DURANTE UN COLLOQUIO DI LAVORO


L’estate può essere un buon momento per rilassarsi al sole e fare mente locale sui nuovi progetti da mettere in atto dal mese di settembre. Se questi progetti includono la ricerca di un lavoro, potrebbe essere opportuno riflettere su come presentarsi al prossimo colloquio, in particolar modo in un mercato competitivo come quello attuale in cui distinguersi dagli altri può fare la differenza.

Una volta ottenuto il fatidico colloquio, cosa di per sé sempre più difficile di questi tempi, si aggiungono ai soliti comportamenti di buona educazione, quali presentarsi in orario, prepararsi sul tipo di lavoro da svolgere, informarsi sul possibile datore di lavoro e vestirsi adeguatamente, una serie di accorgimenti e tecniche psicologiche che possono aiutare il nostro intervistatore a pensare: ”è la persona giusta”.

Spesso le decisioni vengono prese a sensazione, in modo molto più viscerale di quanto pensiamo: basti pensare che la comunicazione verbale, il “cosa comunichiamo”, colpisce il nostro interlocutore solo con una percentuale del 30% ed il restante 70% ce lo giochiamo attraverso il “come comunichiamo”, la comunicazione non verbale, l’ingrediente fondamentale a creare una base di “relazione” con l’altro.

Riportiamo di seguito alcuni suggerimenti utili a gettare le basi per una buona relazione immediata durante un colloquio di lavoro, o come minimo, con l’intenzione di lasciare una buona impressione di noi, basata principalmente sul linguaggio non verbale.

 

1 Charme

Essere accattivanti ma non autoreferenziali, è fondamentale. Chi sorride, loda i successi dell’azienda (non eccessivamente), commenta gli interessi comuni e mantiene lo sguardo fisso negli occhi dell’interlocutore ha molte più probabilità di ottenere il lavoro.

Al contrario l’autopromozione, il vantarsi delle proprie capacità è controproducente, indipendentemente dalle competenze e dai titoli posseduti: che ci crediate o meno, alla classica domanda “come si vede tra 5 anni?” (tra l’altro un po’ demodé attualmente), ci sono ancora candidati che rispondono “mi vedo come dirigente di questa azienda”.  Confidenza in sé stessi e attrattiva si, ma attenzione che non si trasformi in sbruffonaggine.

 

2 Controllo

Spesso l’intervistatore utilizza tecniche di “stress interview”: si mostra distratto, incalza con domande in modo veloce, porta esempi di possibile gestione di situazioni difficili e chiede una soluzione immediata. A cosa servono queste tecniche se non a misurare la capacità di sopportazione del candidato posto in situazione di stress, osservandone da subito le reazioni a livello emotivo? Una mossa vincente si rivela spesso mantenere la calma, aumentare la profondità di respirazione, cercare di mostrarsi comunque sicuri ed in caso di errore, ammetterlo con serenità. È proprio questa l’abilità che stanno testando, il non perdere il controllo. A nessuno fa comodo un impiegato instabile emotivamente!

 

3 Riflessione

Le persone che riescono a mantenere una certa stabilità emotiva sono anche quelle che riescono a pensare attentamente alle risposte da dare all’intervistatore. Come nella maggior parte dei test che abbiamo sostenuto nella vita, la risposta ad un quesito si trova per una buona percentuale nel modo in cui viene posta la domanda: fermarsi a riflettere e sospendere di parlare per qualche secondo, ripensando alla domanda ed al contesto in cui viene formulata, mostrerà la vostra capacità di pensiero riflessivo. Non siate persone che aprono bocca senza ben sapere cosa dire, piuttosto fermatevi a riflettere.

 

4 Comunicazione

Come già detto, è qui che ci giochiamo la maggiore fetta del nostro successo.

Siate sorridenti senza esagerare, stringete la mano con fermezza, mantenete il contatto visivo avvicinandovi ed allontanandovi con il corpo il più possibile alla persona, secondo l’occasione. Mostrerete interesse genuino e naturale. Attenzione a tic e manierismi (toccarsi i capelli, arrotolarli nel dito, agitare gambe accavallate, etc.), se troppo ripetitivi saranno notati dal vostro interlocutore e non daranno una buona impressione.

 

5 Anticipazione

Essere onesti sui propri limiti (ad esempio mancati collegamenti nel CV o altro), dichiarandoli prima che l’interlocutore li scopra da solo (o li evidenzi) spesso stimola fiducia e simpatia in chi ci sta valutando. Non c’è alcun bisogno di dichiarare i vostri punti deboli se non richiesti da una domanda specifica (altro classico demodé “mi dica 3 difetti che riconosce nella sua persona”): se proprio non riuscite a nascondere l’emozione, ad un “sono una persona emotiva/insicura/timida” preferite frasi del tipo “mi sento un po’ emozionato/tengo particolarmente a questo colloquio”; susciteranno empatia e capacità di farsi apprezzare anche in un momento di difficoltà.

Tutto il contrario per i punti di forza. Questi vanno lasciati alla fine, in modo da impressionare e lasciar più vivo il loro ricordo.

 

6 Originalità

Questo ingrediente non deve mai mancare. Durante tutto il colloquio siate spontanei, genuini, utilizzate l’umorismo e l’autoironia: è bene osare, mettendo in risalto la propria personalità ed individualità, ma senza esagerare, rischiando di mostrarsi irrispettosi e troppo strampalati.

 

E tu, come ti comporti in un colloquio di lavoro?

 

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