11 GIORNATE DI LAVORO PERSE SE IL LAVORATORE SOFFRE DI INSONNIA


Si stima che circa 9 milioni di persone in Italia soffrano di disturbi del sonno e almeno 4 milioni di persone siano affette da insonnia cronica, o sperimentano una riduzione cronica del sonno dovuta al lavoro o altri fattori stressanti riguardanti lo stile di vita.

Stanchezza cronica, problemi di salute e basso rendimento lavorativo sono solo alcuni dei disagi che le persone che soffrono di insonnia possono sperimentare. Il problema non può più essere ignorato, poiché il sonno incide sulla qualità di qualsiasi prestazione professionale, con conseguenze significative per le tasche delle aziende.

LE AZIENDE POSSONO PROMUOVERE LE BUONE ABITUDINI DEL SONNO?

Questo è il quesito che la SIOP (Society for Industrial and Organizational Psychology) propone nella sua ultima pubblicazione Sick, Unsafe, and Unproductive: Poor Employee Sleep Is Bad for Business (2018).

L’articolo, oltre ad evidenziare i costi che l’insonnia comporta per le aziende, analizza i fattori che contribuiscono negativamente a mantenere abitudini sbagliate; vengono proposte, quindi, delle “Best practice” che dovrebbero seguire dirigenti e collaboratori al fine di gestire in forma efficace questi problemi.

Come ricordano gli autori dell’articolo, il sonno è una necessità fisiologica ed essenziale per preservare la nostra salute fisica e mentale. Non dormire un numero di ore sufficienti (solitamente meno di 7/8) ha conseguenze dannose per la salute (abbassamento delle difese immunitarie, malattie cardiovascolari, diabete etc) e può seriamente compromettere la sicurezza e l’efficienza lavorativa a lungo termine.

 

COSA SUCCEDE SE ANDIAMO A LAVORO SENZA AVER DORMITO BENE?

Negli ultimi anni è aumentato l’interesse sulla relazione tra sonno e produttività.

Si stima che ogni persona che ha difficoltà a prendere sonno o a dormire tutta la notte, perda circa 11 giorni di rendimento lavorativo in un anno.

Non solo, gli insonni rischiano di assumere un atteggiamento negativo nei confronti del lavoro in generale: le relazioni con i colleghi rischiano di deteriorarsi (Barnes, Lucianetti, Bhave, & Christian, 2015), i fattori comunemente ritenuti stressanti diventano ingestibili (Barber e Budnick, 2015) e si rischia di perdere più tempo in attività non pertinenti al lavoro (Wagner, Barnes, Lim & Ferris, 2012).

Riguardo il tema della sicurezza in ambito lavorativo, si stima che i problemi del sonno, incidendo sul funzionamento cognitivo, causano il 13% degli infortuni sul lavoro (Uehli, Mehta, Miedinger, Hug, Schindler, Holsboer-Trachsler & Künzli, 2014). Il problema si fa ancora più serio se pensiamo agli errori che possono commettere medici o altri operatori del settore sanitario, i quali possono sfociare in gravi conseguenze per il paziente.

 

COSA POSSONO FARE LE AZIENDE PER PROMUOVERE BUONE ABITUDINI DEL SONNO?

La SIOP delinea le seguenti strategie al fine di conseguire quest’obiettivo:

  • Flessibilità oraria: consente di gestire in modo più flessibile gli impegni lavorativi e quelli invece attinenti alla sfera privata. Al contrario, un mancato equilibrio tra impegni lavorativi e impegni personali può ridurre il tempo per dormire o contribuire a produrre un livello di stress che fa si che diminuisca la qualità del sonno.

Nel caso in cui non fosse possibile consentire una flessibilità oraria, si può comunque lasciare ai dipendenti, la scelta di come organizzare la giornata lavorativa, in modo tale che le attività più impegnative vengano affrontate negli orari in cui si sentono meno affaticati.

  • Piccoli break: secondo la National Sleep Foundation, durante i turni notturni, i lavoratori possono trarre beneficio da sonnellini di 10/20 minuti, mentre sonnellini più lunghi possono diventare controproducenti. In tal caso quindi l’azienda dovrebbe provvedere a un luogo spazioso, fresco e senza rumori, nel quale i lavoratori possono riposare.
  • Dirigenti come esempio: meglio non mostrarsi orgogliosi di dormire poco. I leader devono incoraggiare abitudini volte al benessere e sviluppare in forma proattiva soluzioni che riducano lo stress lavorativo.
  • Attenzione alle email!: il sentirsi obbligati a rispondere immediatamente a tutte le email 24 ore al giorno fa sperimentare la sensazione di essere perennemente sotto pressione. Dirigenti e colleghi dovrebbero evitare di inviare email in orari notturni.
  • Programmi di assistenza sanitaria: l’accesso a servizi di prevenzione e assistenza medica a prezzi accessibili può aiutare i lavoratori a mantenere abitudini di sonno salutari e, conseguentemente, a migliorare eventuali problemi di salute che subentrano in caso di alterazioni del sonno. Le aziende che offrono polizze sanitarie possono contare su lavoratori maggiormente produttivi e una maggiore capacità di attrarre e trattenere lavoratori high profile. Inoltre i programmi di prevenzione e di benessere, oltre a diminuire i costi sanitari, fanno sì che diminuisca il costo legato ai tassi di assenteismo.

 

E COSA INVECE POSSONO FARE I LAVORATORI PER MIGLIORARE LE LORO ABITUDINI DEL SONNO?

  • Fare attività fisica: un esercizio fisico regolare può aiutare a dormire meglio e rappresenta un efficace rimedio per combattere lo stress. Ovviamente, è fortemente sconsigliato fare attività fisica poco prima di andare a dormire, poiché questo può diventare un ostacolo per addormentarsi.
  • Ore di sonno costanti: è consigliabile mantenere una certa costanza negli orari di sonno-veglia. La maggioranza degli adulti necessita di circa 7 ore di sonno per sentirsi bene, sebbene la quantità esatta cambia a seconda delle necessità individuali.
  • Limitare le “luci blu”: l’esposizione alla luce blu (smartphone, tv, pc etc) durante le ore serali/notturne non aiuta il corpo a rilassarsi in modo adeguato (Gunia, Sipos, LoPresti y Adler, 2015). Si può limitare l’esposizione configurando gli schermi per diminuire l’emissione di luce blu o optare per attività più rilassanti non legate alla tecnologia, come ascoltare musica o leggere un libro. Si raccomanda, inoltre, di spegnere o silenziare i dispositivi elettronici.
  • Evitare di lavorare poco prima di andare a dormire: lavorare da casa, nelle ore serali può danneggiare il sonno (Barber & Jenkins, 2013). Pensare alle attività e alle consegne lavorative può interferire con la capacità di rilassarsi e quindi addormentarsi.
  • Limitare il consumo di caffeina: A partire dal tardo pomeriggio, assumere prodotti che contengono caffeina (caffè, tè, cioccolato etc) può aumentare lo stato di allerta e provocare insonnia. Nonostante ciò, un consumo moderato di caffeina nel resto del giorno può invece aiutare a contrastare la fatica durante le ore lavorative.

 

Articolo e traduzione a cura della Dott.ssa  Bianca Gualtieri

 

FONTE ARTICOLO

Crain, T.L., Barber, L.K. (2018) Sick, Unsafe, and Unproductive: Poor Employee Sleep Is Bad for Business in SIOP – White Paper Series. OHIO, USA.

 

Riferimenti bibliografici

Barber, L. K., & Budnick, C. J. (2015). Turning molehills into mountains: Sleepiness increases workplace interpretive bias. Journal of Organizational Behavior, 36(3), 360-381.

Barber, L. K., & Jenkins, J. S. (2013). Creating technological boundaries to protect bedtime: Examining work-home boundary management, psychological detachment and sleep. Stress and Health, 30(3), 259–264. doi:10.1002/smi.2536

Barnes, C. M., Lucianetti, L., Bhave, D. P., & Christian, M. S. (2015). You wouldn’t like me when I’m sleepy: Leaders’ sleep, daily abusive supervision, and work unit engagement. Academy of Management Journal, 58(5), 1419-1437.

Gunia, B. C., Sipos, M. L., LoPresti, M., & Adler, A. B. (2015). Sleep leadership in highrisk occupations: An investigation of soldiers on peacekeeping and combat missions. Military Psychology, 27(4), 197–211.

National Sleep Foundation. (2008). Information on Sleep Health and Safety. 2008. Longer work days leave Americans nodding off on the job – https://www.sleepforhealth.org/wp-content/uploads/2017/08/Sleep-In-America-Results-2008.pdf

Uehli, K., Mehta, A. J., Miedinger, D., Hug, K., Schindler, C., Holsboer-Trachsler, E., Künzli, N. (2014). Sleep problems and work injuries: A systematic review and meta-analysis. Sleep Medicine Reviews, 18(1), 61–73.

Wagner, D. T., Barnes, C. M., Lim, V. K. G., & Ferris, D. L. (2012). Lost sleep and cyberloafing: Evidence from the laboratory and a daylight saving time quasiexperiment. Journal of Applied Psychology, 97(5), 1068–1076.

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